Recensione del romanzo “Il cigno e la ballerina” di Lucia Carluccio

di Cloe
Lucia Carluccio

UNA STORIA NELLA STORIA, UN ESEMPIO DI METALINGUAGGIO NARRATIVO

UNA CONNESSIONE AL DI LA’ DEL REALE RAPPRESENTATO DALL’ENTANGLEMENT (L’INGARBUGLIAMENTO), IL MISTERIOSO FENOMENO QUANTISTICO CHE RACCONTA IL LEGAME TRA TUTTE LE COSE

 

 

AUTORE: Lucia Carluccio

EDITORE: Dario Abate editore

PUBBLICAZIONE: 9.03.2020

TRAMA: Caroline, una ragazza irrequieta e creativa, è perseguitata da continue allucinosi che la terrorizzano. La memoria che emerge riguarda l’incubo infantile di quando aveva la febbre alta e ora quelle percezioni investono anche gli oggetti reali che la circondano. Paul Carme, psicanalista junghiano con il quale inizia una terapia, scopre analogie sorprendenti con la storia clinica di Renée, la protagonista della storia narrata nel libro “Diario di una schizofrenica”. Lui e Caroline iniziano insieme, dunque, un viaggio difficile e appassionante che balza dall’inconscio individuale a quello collettivo e persino universale.

 

‘Si è sempre soli con il proprio dolore e forse anche con la propria gioia’

 

Devo essere del tutto sincera, come sempre. Quando ho preso questo libro tra le mani mi aspettavo che raccontasse di una storia d’amore, una come ne ho già lette tante. Troppe. E invece, mi è bastato aprirlo per capire di trovarmi di fronte ad un romanzo di tutt’altro genere. Inutile dire che la mia curiosità è cresciuta in maniera esponenziale. Mi sono sentita come un’assetata, soddisfatta solo dallo scorrere delle parole. Sono sempre stata attratta dai labirinti della mente umana. Parole come psicologia, inconscio, profondità, conoscenza dell’io, hanno su di me un ascendente quasi magnetico.

Caroline è una giovane donna dall’animo sensibile ed inquieto. Fin da bambina è stata vittima e prigioniera di forti paure che sono sfociate, nel fiorire dell’adolescenza, in ansia generalizzata con comparsa di comportamenti ossessivo compulsivi. La ragazza sembra trovare pace soltanto nella poesia, nello scrivere versi e rincorrendo l’ispirazione. Solo qui, in questo posto intimo e immenso, si sente libera di volare, cadere, rialzarsi, fare tutto, sentire tutto, essere tutto. Ma la malattia non le da tregua, la stringe in una morsa bloccante che la distanzia dalla tanto agognata normalità o forse semplicemente dalla serenità.

Tutto cambia quando incontra il dottor Paul Carme che, con la sua voce calma, i modi pacati e la rassicurante pipa, la accompagna ad esplorare la parte più profonda di sé. D’altro canto Caroline, con il suo modo di essere e la sua lucida follia, riporta alla mente del dottore un antico amore passionale e tormentato: Justine. Le parole di Caroline si intrecciano con quelle pronunciate in un lontano passato da una donna diversa, eppure tanto simile. Evocano ricordi rimasti a lungo sepolti, eppure così chiaramente terribili. Paul capisce che solo aiutando Caroline potrà aiutare anche se stesso, soltanto mescolando le due anime potrà liberare. E liberarsi. 

‘Abitiamo tutti lo stesso mondo, ma siamo in realtà mondi che abitano insieme’.

Veniamo trascinati con potenza nel vortice dei pensieri di Caroline, che vagano tra considerazioni, similitudini e reminiscenze del passato. Riviviamo le sue emozioni, le sue storie d’amore passate. Uomini che hanno attraversato il suo cammino, ma che mai avrebbero potuto acquietare la sua anima, forse perché semplici proiezioni dei suoi malesseri o delle sue euforie.

‘Il dottore diceva “Caroline, la più piccola particella della materia e il più evidente impeto di un uomo sono legati a un filo. Un filo proveniente da una sorgente universale, cosmica’

La scrittura di Lucia Carluccio è ipnotica ed estremamente delicata. Si percepisce tra le righe un forte amore per la poesia ed un imprinting comunicativo. Le espressioni, la composizione dei periodi, i discorsi, ti trascinano e ti portano dove vuole l’autrice, senza possibilità di scelta. Ci conduce in luoghi sconosciuti e noti allo stesso tempo. Ci fa sentire soli, eppure parte di un tutto. Ci fa raggiungere vette altissime per poi abbandonarci nell’abisso. Le parole possono essere pesanti come macigni o leggere come piume e Lucia Carluccio è maestra indiscussa nello utilizzarle. La conoscenza della lingua italiana in toto la fa da padrone. Così come arriva impetuoso lo studio della psiche umana, della filosofia (in particolare quella platonica), e soprattutto della fisica quantistica moderna e sperimentale, nella quale ci si può addentrare anche non avendola mai ‘masticata’, in questo caso.

È affascinante stare dinnanzi a diversi meccanismi psicologici da parte di chi scrive ed è la stessa autrice a fare chiarezza, già nella prefazione, della connessione che può legare gli aspetti psichici del singolo e la coscienza generale. Torna alla mente la considerazione di Carl Gustav Jung sull’inconscio e sul fatto che non sia una tela bianca che si riempie nel corso degli anni, bensì una scatola già colma di archetipi universalmente ereditati.

‘Gli archetipi sono come i letti dei fiumi abbandonati dall’acqua, che però possono nuovamente accoglierla dopo un certo tempo. Un archetipo è simile a una gola di montagna in cui la corrente della vita si sia lungamente riversata: quanto più ha scavato questo letto, quanto più ha conservato questa direzione, tanto più è probabile che, presto o tardi, essa vi ritorni’.

Con “Il Cigno e la Ballerina” Lucia Carluccio ha vinto la seconda edizione del Premio Letterario Internazionale Dario Abate Editore. Questo è il suo primo romanzo. L’ho appena finito e sono già qui che aspetto il suo secondo libro.

La mia passione per la cinematografia, mi porta lucidamente ad azzardare che questo scritto si presti molto bene alla sceneggiatura di un film alla Aronofsky o alla Scorsese., di quelli che giocano con la mente dello spettatore.

 

L’AUTRICE

Professoressa di Lettere. Esprime la sua enorme creatività attraverso la scrittura, autrice della raccolta di poesie “Versi selvaggi” pubblicata da Aletti editore. Dal 2014 collabora con la rivista on-line www.mammenellarete.it della Gruner Jhar Mondadori come autrice di articoli riguardanti l’universo infantile e di storie di vita vissuta. Studia “l’anima” soprattutto attraverso Jung e Hillman. Si interessa di psicologia clinica da autodidatta. Un testo importante per la sua formazione è stato “Giordano Bruno e la tradizione ermetica” della Yates. Lettrice ghiotta di testi religiosi. Nata nel Salento, ora vive in provincia di Milano.

 

 

 

Cloe Marcian

 

 

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DARIO ABATE EDITORE

 

 

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