LA DOMENICA POMERIGGIO

di Cloe
La domenica pomeriggio
La domenica pomeriggio dalle 15 alle 19:45 non dovrebbe esistere.
La domenica mattina invece è bella: si dorme, si va a messa, si fa colazione con le gocciole in offerta e dopo un minuto il ragù è in tavola. Poi il caffè della moka, la vita è bella.
Alle 15, puntuale, arriva la mazzata in fronte. L’esistenza diventa quella cosa che non è facile comprendere. Ti guardi intorno in senso orario e poi fai il giro al contrario in senso antiorario. La polvere in controluce sulla mensola nel frattempo non aumenta, né diminuisce.
Nessuno spostamento d’aria. Nessuno spostamento di ossa.
La luce naturale della domenica dalle 15 alle 19:45 è quella luce che non sai se accendere il lampadario ch’è presto e non sai se non accenderlo chè non vedi un cazzo.
Il silenzio della domenica dalle 15 alle 19:45 è imbarazzante, è un silenzio veramente in silenzio.
Le cose non si muovono, non scricchiola manco il legno dei mobili, i piatti da lavare in bilico restano così a lungo: in equilibrio. La tovaglia conta le stesse briciole per tutto il tempo. Il telefono ha il 90 percento di batteria perché non squilla, non vibra, non dà alcun segno di vita.
La domenica pomeriggio dalle 15 alle 19:45 è il momento in cui stai davvero con te stesso che quindi speriamo che arrivino presto le 20. Non puoi dormire perché hai fatto la minchiata di svegliarti tardi. La tv è un nemico. La juve ha fatto l’anticipo di sabato. Non passa una macchina e neanche l’ambulanza. Nessuno si fa male la domenica pomeriggio: con cosa dovrebbe farsi male che è tutto immobile? I vicini non litigano, sono fuori. La signorina insistente della Fastweb, quella che dal lunedì al sabato tratti sempre male, non telefona per parlarti delle offerte, magari lo facesse: sarebbe tutto un altro amore adesso, di domenica pomeriggio.
Il mondo si ferma la domenica dalle 15 alle 19:45, non credere a quelli che dicono che i centri commerciali o i cinema o i negozi sono pieni. Non si prendono decisioni importanti la domenica dalle 15 alle 19:45 perché sarebbero quelle sbagliate.
Non passa il tempo, non passa il malessere dell’esistenza, devi aspettare le 19:45 e da lì in poi la vita riparte da dove l’avevi lasciata. Sempre che tu sia ancora vivo.

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