IL SERVIZIO DI PIATTI ‘BUONI’

di Cloe
piatti 'buoni'

 

Il servizio di piatti ‘buoni’ si usa solo nelle grandi occasioni.
Relegato nella vetrinetta chiusa a chiave regalato alle nozze d’argento, è lì che giace impolverato. Come l’abito costoso, come i gemelli, come i sentimenti nobili che teniamo al buio nei mobili della vita e tiriamo fuori solo quand’è il loro momento. Il servizio di piatti ‘buoni’ è per quella domenica dell’anno nella quale vogliamo fare bella figura sulla tovaglia ‘buona’ e coi calici ‘buoni’, il più delle volte agli occhi di una persona cattiva.
Prima ho aperto la solita scatola di tonno con l’insalata, la galletta di mais e un limone e ho intravisto il piatto ‘buono’ mentre cercavo lo spremiagrumi in alto a tutto dove solo con la scala e dove tanto qui vanno le cose che non uso mai; istintivamente l’ho riposato per andare a prendere quello ordinario, eppure hanno la stessa identica forma, stesso spazio occupato sulla tovaglietta all’americana. Sono stata qualche minuto a riflettere su quell’atteggiamento di riverenza (il tonno non si sarebbe raffreddato, l’insalata men che mai) e alla fine mi sono forzata a prendere quello ‘buono’ e checcazzo, abbiamo un ospite stasera, sono io.
Ho cenato a lume di ricordi e ho rivisto la mia parte migliore sfoggiata solo ai colloqui di lavoro o nelle grandi occasioni e la mia parte ordinaria di serie B usata invece con le persone che sono accanto a me tutti i giorni, anche quando ho la luna storta. Per i miei superiori sentimenti di porcellana, per la mia vita sentimenti di carta. I giorni non sono usa e getta e noi ci meritiamo di mangiare nella ceramica anche se non è festa. Meritiamo dopo ore di lavoro il bianco splendente di un piatto vergine di calcare e il blu acceso dei fiori disegnati a mano sul bordo immacolato quasi tagliente.
Il piatto del servizio ‘buono’ merita di cadere a terra come cadiamo noi e che la cena vada avanti lo stesso, come va avanti lo stesso la vita quando somigliamo ai cocci. Quando siamo davanti ai piatti’ buoni’ sappiamo cosa fare: stiamo attenti. I piatti ordinari e le persone quotidiane hanno bisogno della stessa cura.
Meritiamo la bellezza delle foglie d’autunno dipinte a mano sul piatto con la tecnica di terzo fuoco con olio molle passato nel forno, anche se di fronte a noi è seduto solo il silenzio. Meritiamo di cenare su oggetti a edizione limitata, ogni giorno, poiché siamo edizione limitata. E il tempo pure.
Siamo il servizio di piatti ‘buoni’, tiriamoci fuori dalla vetrinetta con orgoglio più spesso.

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