“Direzione la vita” intervista all’autrice di una ‘vera storia inventata’

di Cloe
Direzione la vita

Può nascere l’amore da una tragedia?

“Direzione la vita” intervista all’autrice di una ‘vera storia inventata’

 

 

 

Titolo: Direzione la vita

Autore: L.L. Words

Editor: Claudia Bellana

Copertina: Marika Palomba

 

Tra tutte le forme di comunicazione l’intervista è quella che preferisco di più: è intima, stringe, inchioda.

Ebbene.

L.L. Words, si fa chiamare così, ha scritto il primo libro di una trilogia spin off e il secondo volume verrà pubblicato a breve. La trama è apparentemente semplice: Alexander C. King è reduce da un brutto incidente d’auto che lo ha costretto sulla sedia a rotelle; oltre all’uso delle gambe, sembra aver perso anche la voglia di vivere.  Il medico e l’infermiere che lo seguono nella costosa struttura dove è ricoverato chiedono aiuto a uno specialista di danni spinali affinché aiuti a guarire A.C.. Tyler Jones è un medico fuori dagli schemi che riuscirà ad aprire una breccia nell’animo di Alexander.

 

 

Un attimo, devo prima capire una cosa. Ascolto spesso la radio e c’è una strana coincidenza che subito attiva la mia curiosità; giusto il tempo di salutare l’autrice e…

 

Il titolo del tuo libro “Direzione la vita” ha lo stesso titolo del brano di Annalisa che fa da apripista all’album Bye Bye uscito nel 2018 (prima della tua pubblicazione), ti sei ispirata all’artista ligure?

Ciao a te Cloe! “Direzione la vita” è nata proprio mentre ascoltavo il brano che hai citato e per scrupolo ho scritto anche agli autori della canzone per avere via libera e poter usare il titolo senza alcuna preoccupazione. Ho scritto persino ad Annalisa, ma non mi ha mai risposto; chissà che un giorno non veda il mio libro e lo faccia!

Ho una profonda passione per la musica che mi hai trasmesso mio padre e spazio dai Rolling Stones ai Queen fino ad arrivare a Harry Styles. Chi ha letto il mio libro ha notato che la musica è un tratto distintivo delle mie pagine e che è la chiave di svolta per unire i mondi contrapposti di Tyler e Alexander; ho voluto intenzionalmente far scontrare la sfera colorata e piena di musica anni 80 di Tyler con il mood cupo e arrabbiato di A.C., che preferisce di gran lunga i The Score piuttosto che i Green Day e Tina Turner fino ad approdare a Rick Astley.

Per coinvolgere a 360° il lettore ho creato anche una playlist su Spotify che potete ascoltare durante la lettura: si chiama “Libro Direzione la vita” di Laura Words.

 

 

Come stai? Sul serio intendo.

Grazie per la domanda Cloe. Ora posso dire di stare bene, ma l’anno scorso ho passato un periodo veramente difficile, contraddistinto da profondi attacchi di panico scaturiti dal non sapere quello che sarebbe successo nell’immediato futuro. A quasi un anno dall’inizio della pandemia posso dire, senza alcuna ombra di dubbio, che i miei personaggi, la mia fantasia e la scrittura mi hanno letteralmente salvato dai miei demoni permettendomi di tornare a dormire, respirare e progettare.

Questa situazione ha toccato molte persone e la maggior parte non ha saputo come reagire, almeno non subito, ma per fortuna ho trovato dentro me stessa la forza per poter uscire da alcuni schemi distruttivi che sono stati sconfitti solo dalla scrittura! Grazie alla tecnologia ho potuto vedere almeno mia sorella e sentire i miei genitori per telefono; mi reputo una persona molto fortunata perché posso dire che le persone che amo stanno tutte bene e sono grata alla vita per questo.

Inoltre questa emergenza mi ha permesso di scavare ancora più in profondità dentro me stessa e mi ha fatto capire che, anche quando sembra che non ci sia nessuna soluzione e che problemi siano più grossi di te, si può sempre trovare una via d’uscita, basta darsi fiducia e amore. Non si è mai soli. Mai.

 

 

 

 

Sono passati 365 giorni e un mese esatto oggi dalla pubblicazione e “Direzione la vita” ha ormai toccato il cuore di tantissime persone ed è entrato a far parte delle loro vite, ma come sta vivendo nella tua?

Posso dirti che vivo con i miei personaggi 24h su 24h. Tyler, Alexander e Stone non sono solo semplici personaggi inventati, ma veri e propri amici che mi accompagnano durante le mie giornate: se sono allegra ascolto musica anni ’80 e Tyler mi suggerisce quali brani ascoltare, se sono un po’ giù di corda canzoni più introspettive o rock e lì arriva Alexander che mi suggerisce gli Skillet o i The Score; mentre quando gioco con il cane della mia famiglia mi sembra di farlo con Stone. Posso dire con certezza di aver trovato il mio equilibrio con la scrittura e anche una seconda famiglia fatta di lettori, autrici e persone come che te ci promuovono.

 

 

‘Questa è un’opera di fantasia’ sono le prime parole del tuo romanzo. È davvero frutto solo di fantasia il tuo lavoro?

Anche se la storia di Tyler e Alexander è completamente immaginata da me, posso però ammettere che in qualche punto è autobiografica: un vero scrittore mette quello che vive nei suoi racconti; è quello che riesce a far emozionare chi legge scavando dentro di sé e nei suoi dolori. Se ci passa attraverso non solo li ha superati, ma è anche in grado di trasmettere quello che gli è successo agli altri; da vittima può diventare una musa per spingere altre persone a credere in sé stesse.

 

 

“Quando ho ascoltato la storia di Tyler e Alexander mi sono emozionata per prima e ogni parte di me ha voluto portarla fino a voi per trasmettervi tutte le belle emozioni che contiene” hai detto in un’altra intervista

Ebbene, in quale occasione hai ascoltato la vicenda prima di scriverla?

In questo caso mi riferivo ai dialoghi spontanei, naturali e inaspettati nati durante la notte e annotati scrupolosamente su pc, cell o taccuino: Tyler e Alexander hanno scelto me come canale per raccontare la loro storia e spesso mi sono trovata ad ascoltarli nella mia testa quando in realtà volevo solo dormire.

Quando metti una base di una storia e la rendi inattaccabile i personaggi che crei prendono vita e sono indipendenti da quello che vuoi fargli fare. Mi spiego meglio: magari ho immaginato una determinata scena da far accadere tra di loro ma poi, una volta davanti al pc, loro me l’hanno completamente stravolta. È capitato diverse volte di cancellare interi capitoli solo perché i miei protagonisti continuavano a dirmi di prendere la strada meno battuta e di fare scelte coraggiose: alla fine hanno vinto loro e posso dire che avevano ragione perché ad oggi, “Direzione la vita”, è la classica pecora nera che si distingue da tutte le altre.

Temi delicati come la riabilitazione post incidente, l’adozione, la dislessia e l’accettazione di sé stessi non sono cose di cui poter parlare alla leggera e senza preparazione: personalmente, una volta accettata l’idea di scrivere questa storia, ho fatto tabula rasa delle mie convinzioni di sapere e ho iniziato a parlare con medici, chirurghi e fisioterapisti per rendere reale qualcosa di cui non sapevo davvero nulla. La chiave è restare sempre umili e chiedere, essere curiosi di tutto, anche a novant’anni!

 

 

 

 

Ad oggi n° 77 nella classifica Narrativa problemi sociali e familiari adolescenti e ragazzi. È un risultato felice, te l’aspettavi? Ricordo anche che per un periodo ti sei aggiudicata il primo posto. Hai detto di essere felice non tanto per il risultato, ma per il messaggio che questo libro può lanciare e lasciare a chi lo legge. Oltre a questo nobile scopo c’è del sano narcisismo per uno scrittore a seguito di successo tangibile o la passione basta per andare avanti?

Adoro il 77, ovvero il mio anno di nascita! Inoltre il sette ha un significato particolare per me che solo alcune delle mie più care amiche sanno (Ale e Mery sì, parlo di voi) Comunque, tornando alla classifica di Amazon cambia continuamente (Ieri era al numero 19 ad esempio) ma sono immensamente felice che ci sia al di là della posizione! A tutti fa piacere essere al numero uno ma io aspiro a far entrare la mia storia nella storia; non è una questione di arroganza ma di sognare in grande e credere che nessun sogno è mai troppo grande per essere realizzato.

 

 

Solo tu e la tua editor conoscete quanto tempo, passione e notti in bianco ci avete messo per creare quello che noi oggi possiamo leggere e tenere tra le mani. Cosa vuoi dire allora a Claudia Bellana e quanto è importante secondo te il lavoro dell’editor? Sento spesso dire di emergenti scrittori che, soprattutto sposando il self p., glissano questa fase credendo fermamente di essere in grado di fare da sé.

Con Claudia ho un rapporto d’amicizia molto stretto; prima di essere la mia editor è stata la prima persona a credere nella mia storia; la prima che ha tirato il mio sogno fuori dal cassetto per soffiarci sopra e togliere la polvere; la prima che mi ha detto “Lau ce la puoi fare.”

Chi mi segue sa quanta gratitudine possa provare per lei e anche che ho scelto di metterla in prima pagina come editor, proprio sotto il mio nome, e a chiusura del mio libro nei ringraziamenti. Conosco autrici che pubblicano senza editor e non voglio giudicarle perché è un servizio che costa, soprattutto se fatto bene e con passione, ma personalmente per me è fondamentale farlo e anche riconoscere i meriti alla persona che mi ha aiutato a far conoscere “Direzione la vita” alle persone.

In molte interviste ho sempre raccomandato di appoggiarsi a un editor competente ma voglio ricordare che la persona scelta deve avere due racquisti fondamentali: deve essere folle come voi e credere al 100% nella vostra storia. Alla fine dell’editing del mio primo libro io e Claudia eravamo in lacrime; non scherzo.

Forse si parte da soli ma con il tempo si diventa un team: editor, grafica di copertina, beta reader, correttore di bozze. Tutte queste figure sono fondamentali se si vuole lasciare il segno; altrimenti siamo solo un venticello fresco che sfiora appena la pelle: è molto più bello essere una tornado F5, credetemi!

 

 

Tutto quello di cui aveva bisogno Alexander (il protagonista del tuo libro) era essere ascoltato, Amato e considerato. Per anni ha cercato attenzioni nella sua famiglia senza, però, trovarne alcuna. A volte, nella sua disperazione, ha cercato sollievo dentro sesso occasionale e compagnie leggere, interessate solo al tuo corpo e al suo nome. L’indifferenza dei suoi genitori lo ha spinto a chiudersi sempre di più dentro sé stesso, l’unica strada possibile per lui è stata la musica. Hai descritto talmente bene queste sensazioni che sembra quasi tu le abbia vissute.

(Non ho fatto in tempo a chiarire di aver appena fatto una riflessione e non una domanda, che L.L.Word mi sorprende rispondendo ugualmente)

Posso dire di essere fortunata perché ho una famiglia fantastica alle spalle che mi ha sempre sostenuto, ma in “Direzione la vita” ho voluto calarmi nei panni di A.C. e vivere sulla mia pelle quello che lui ha passato fin da bambino. Noi scrittori, secondo me, dobbiamo essere anche degli attori e immedesimarci nella vita dei nostri protagonisti altrimenti è una biografia non un racconto. Nello scrivere la storia di A.C. mi sono posta una grande sfida: raccontare un vissuto lontano anni luce dal mio pur inserendo qualche elemento biografico – che qui non rivelerò – e sono felice di averlo fatto perché sono cresciuta con A.C. e mi sono aperta anche mentalmente.

Credo che i personaggi che creiamo nella nostra anima possano darci tanto, basta ascoltarli.

 

 

“L’elemento più bello è vedere il crescendo che c’è tra i due personaggi, un ritmo da montagne russe”

“L’autrice racconta una storia lenta e noiosa e poi sorvola su elementi importanti”

Queste sono due recensioni che ho letto in merito al tuo lavoro e sono totalmente opposte. Cosa prova un autore davanti ad una critica negativa? Ma sì, dimmi anche cosa si prova scoprendo di aver regalato a un lettore emozioni positive!

Grazie per la domanda Cloe: sinceramente se leggo una recensione negativa che però è anche costruttiva prendo spunto e vedo cosa c’è da migliorare nella storia; cosa posso aver sbagliato. Se serve posso leggere il mio racconto con gli occhi del lettore ma solo se questo serve a portarmi allo step successivo come scrittrice; se leggo una critica gratuita dalla quale emerge una chiara non lettura del mio racconto sorrido e passo avanti.

In un anno ho collezionato 42 recensioni, per lo più positive, e sono fiera di poter dire che sono vere al cento per cento; sono anche stata contattata in privato per avere recensioni a pagamento ma ho rifiutato perché quello non è e mai sarà il mio stile di vita. Quando ne ricevo di positive sono felice come tutti perché vedo che la mia storia è arrivata al destinatario e che il mio mondo si è unito a quello del lettore; comunque rispondo sempre a tutti sia su Amazon che nel privato sui social perché la persona che ha scelto di leggermi mi ha dedicato il suo tempo e attenzione e queste cose non hanno prezzo.

Il messaggio contenuto dentro “Direzione la vita” è potente, importante e brilla di speranza e mi auguro che possa aiutare chi è nella stessa condizione di A.C., oppure chi semplicemente non sa come uscire da una brutta situazione personale. Chi ha letto il mio libro ha notato che tocco temi sociali e che cerco di sensibilizzare; farlo anche con una sola persona mi fa capire di essere sulla strada giusta, inoltre il mio racconto prosegue in altri tre libri. Avrò tempo per diffondere il mio messaggio.

 

 

Quando ci siamo sentite per questa intervista mi hai parlato di genere ‘romance contemporaneo gay’. Ne hai specificato l’orientamento sessuale, perché? La vicenda narra il sentimento d’amore di due uomini. Credi che la lotta al pregiudizio sia ancora lunga?

Non credo che l’amore debba avere distinzioni: chi è etero lo dice quando si presenta? No. La stessa cosa dovrebbe essere per chi si sente attratto dal suo stesso sesso; sono cose personali, private e assolutamente normali. Nel mio primo libro ci sono le basi per due storie d’amore: quella tra Tyler e A.C. e l’altra tra l’infermiere Bob e il primario di neurochirurgia Daniel Zayn.

Dico le basi perché tutte le persone coinvolte nel mio racconto vivono situazioni personali delicate: ad esempio, nel caso di A.C., sarebbe stato decisamente inverosimile far scoccare la freccia a Cupido tra lui e Tyler dopo tre pagine. Una persona così ferita e arrabbiata con il mondo di certo non cerca l’amore, almeno non intenzionalmente e non prima di aver ritrovato sé stesso.

Ho voluto far nascere quello che poi legherà Ty e A.C. a doppio filo in modo spontaneo e naturale, senza tuttavia evidenziare l’amore gay – anche se è il genere che ho scelto di raccontare – perché il primo libro è stato un mattone per far capire a chi legge cosa tenesse tra le mani, mentre delineare questi amori sarà compito del secondo e terzo volume. Il quarto sarà una sorpresa per tutti invece. Me compresa.

 

Grazie L.L. Words. Voglio concludere l’intervista tornando all’inizio.

E mentre il sole allunga l’ombra all’altalena, una bambina sogna di essere sirena

È un verso del brano di Annalisa “Direzione la vita”. La bambina sogna di essere una sirena e tu che cosa sogni? Fammi indovinare:

…red carpet con tutti gli attori che sfilano e salutano la folla, Lindsey Stirling che ha curato la colonna sonora del film tratto dal tuo libro e Steven Spielberg che lo ha diretto.

Anche!

(sorride)

Confesso che vedo già il mio libro come una serie tv o film prodotto a Hollywood, tradotto in ogni lingua: sognare in grande mi permette di continuare a farlo anche nella vita di tutti i giorni e di credere che un giorno tutto questo diventerà possibile. Non a caso il mio motto è: “Se puoi sognarlo, puoi farlo” e Walt Disney è l’esempio perfetto da seguire perché, se ci credi abbastanza, alla fine qualsiasi sogno si avvera.

 

A presto

 

 

“Le avversità possono essere delle formidabili occasioni”*

                                                                                                                   T.Mann

 

*Pag 360

 

 

Certo, ero ancora lontano anni luce dall’esserne fuori, ma il fatto di avere quei due sempre accanto fece la differenza; inoltre né la tecnica del silenzio, né quella delle urla, che avevo perfezionato nel tempo, sembravano funzionare più,
soprattutto con Tyler.

C’era sempre un costante botta e risposta tra noi, che mi faceva venire voglia di tirargli contro
qualsiasi cosa avessi a portata di mano… Le uniche volte in cui gli permettevo di avvicinarsi, erano quando avevo gli incubi e perdevo totalmente il controllo…

In quelle settimane ebbi alcuni attacchi di panico abbastanza forti, eppure Tyler non si tirò mai  indietro, nonostante mi rifiutassi di parlare di ciò che mi aveva fatto urlare nel cuore della
notte… Davanti alle lacrime e ai miei silenzi pieni di cose non dette, si limitava a parlarmi con calma, fino a quando non mi tranquillizzavo, e a stringermi più forte a sé.

«Tranquillo, A.C., sono qua…»*

                                                                                                                  L.L.Words

 

*Pag.341

 

 

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L’intervista a L.L. Words è stata realizzata da Cloe Marcian

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