“Resto con i piedi per terra” L’INTERVISTA allo scrittore Marco Chiaravalle

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Marco Chiaravalle

Marco Chiaravalle

“Resto con i piedi per terra” L’INTERVISTA allo scrittore Marco Chiaravalle

 

 

Roma 3-10-2020  Cloe Marcian incontra Marco Chiaravalle

 

Non sono uno di quelli che ci crede, solo di scrittura probabilmente non riuscirò mai a campare, sto con i piedi per terra

 

Mi ha detto questo Marco Chiaravalle in confidenza alla fine della nostra chiacchierata, ma ormai tutti lo sanno: non so mantenere i segreti, mi piace la verità delle persone quando si spegne la luce e le domande retoriche ‘quando hai cominciato a scrivere –  com’è nata l’idea del primo libro’, le faccio solo per allungare il brodo in mezzo a quelle che realmente mi viene da porgere quando mi trovo davanti un artista.

Ebbene, ce le togliamo subito per dare una parvenza di serietà e buona condotta, ma facciamo in fretta ché la ciccia la mettiamo più avanti.

 

Quando hai cominciato a scrivere?

«Ciao Cloe! Ne approfitto per dirti che ti seguo e quando lo faccio mi capita di sorridere, spesso di ridere proprio, a volte riflettere, insomma, sei tante cose . Vabbè, hai detto di stringere in questa prima fase. Il primo libro (mai pubblicato) l’ho scritto a 24 anni anche se da ragazzetto mi ero già cimentato con la macchina da scrivere, ma non avevo portato a termine nessun romanzo.»

 

P.S. Quando si tratta di farmi complimenti puoi anche allungarti all’infinito che fanno sempre bene quelli! Com’è nata l’idea del primo libro?

«Nel primissimo (quello mai pubblicato) volevo raccontare dieci storie differenti dentro un’unica storia. “Dietro anime d’inchiostro” (pubblicato) invece nasce dalla rabbia, dalla voglia di gridare un po’ di cose che non andavano all’epoca e poi anche dalla speranza.»

 

 

Marco Chiaravalle

Marco Chiaravalle

Marco Chiaravalle è nato a Roma il 22 marzo del 1978. Ha esordito nel 2017 con il romanzo Dietro anime d’inchiostro pubblicato da La strada per Babilonia edizioni. Project Digito – Anima – è il suo secondo lavoro.

E’ dotato di grande ironia e io ho sempre avuto un debole intellettuale per le persone che la sanno fare, l’ironia. Decido di dedicargli un articolo perché trovo che in mezzo al rumore fastidioso e all’ego tossico di tanti scrittori emergenti, lui sia un esempio bello di umiltà. Non lasciatevi ingannare dalla sigaretta e dall’immagine ermetica che ho scelto insieme a lui per la copertina di questa intervista: è un’anima pura e trasparente, fidatevi.

 

 

 

 

D’accordo, ma cosa c’è dietro nomi, date e oltre la mia personalissima opinione?

«Mi chiamo Marco Chiaravalle e ho 42 anni, anche se non li sento. Non li sento per colpa di una sordità
precoce causata dall’avanzare della vecchiaia. Lavoro come impiegato in un ufficio postale, il che fa di me
una sorta di Bukowsky dei poveracci e no, non campo di scrittura e se qualcuno ve lo dice o è Stephen King
o è un cazzaro.
Scribacchio da quando ero un giovine imberbe di 24 anni che ancora credeva nei sogni, nell’editoria e in altre favole simili. Devo dire che per diversi anni ho perduto la penna e siccome costava troppo comprarne un’altra ho abbandonato un po’ questa mia passione.
D’altronde nessun editore mi aveva cagato»
Vai vai, ti ascolto, il mio silenzio è sempre sintomo di interesse 
«Ok! dicevo… tant’è che più volte mi sono chiesto se fosse quella la mia strada. La stessa domanda che si sono posti tutti quelli a cui ho dato false indicazioni stradali e che ancora stanno girando per i vicoli di Roma. Poi, miracolo, un editor mi nota e dice: “è figo il tuo romanzo”. Lo propone a una casa editrice di Milano (La strada per Babilonia) e me lo pubblicano. Da lì ho collezionato belle soddisfazioni con “Dietro anime d’inchiostro”; ho fatto un sacco di presentazioni, girato l’Italia, tanti giudizi positivi.
Ho scritto un secondo libro (“Project Digito -ANIMA-) messo inizialmente in self su Amazon, ritirato dopo pochi mesi perché notato da un’altra casa editrice: I.D.E.A. -immagina di essere altro- con la quale lavoro attualmente. Dei ragazzi molto in gamba di Roma con cui mi sto trovando benissimo. È un gruppo affiatato, molto attivo sui social e (cosa che adoro) non stanno puntando sulla quantità ma sulla qualità (i famosi “pochi ma buoni”).»

Hai appena paragonato l’editoria ad una favola, come fosse un sogno in cui è inutile credere, ma per ben due volte è stata proprio una casa editrice come dire… a ‘salvarti’. E’ solo una contraddizione o qualcosa di più?

«La favola è credere di poter campare con la scrittura. Se hai una passione, qualunque essa sia, bisogna portarla avanti senza troppi sogni di gloria, perché sono le passioni che ci tengono in vita.»

 

 

“Anche se certi luoghi non sopravvivono al tempo resteranno per sempre nei nostri ricordi e nei nostri cuori”. Hai scritto questa frase due anni fa. Qual è un luogo che ti è rimasto veramente dentro? Oppure ti riferivi a una storia d’amore?

«Beh io ho nel cuore Civitella Alfedena, nel parco nazionale d’Abruzzo. Uno dei miei sogni è di poter comprare la casa di villeggiatura lì un domani e poter scappare nei fine settimana dal caos della città.»

 

 

“La pubblicazione è un punto di partenza e non un traguardo”. Quando, secondo te, uno scrittore può dire di aver raggiunto il traguardo?

«Quando il tuo romanzo è sulla bocca di tutti, ne parlano nei gruppi di lettura, sei conosciuto,  magari ci fanno un film o una serie tv sopra. Quindi mai.»

 

 

Guarda questa foto, dovrebbe suonarti familiare.

Credi che spesso davvero le cose vadano al contrario capovolgendo la realtà? Che non emerga il talento vero e si adotti sempre di più la politica ‘dei grandi numeri’ dando spazio a personalità prive di talento? So che la tua risposta non sarà né formale né paracula e la cosa mi piace.

 

«Credo che qui in Italia ci siamo dimenticati quale sia uno dei ruoli fondamentali della letteratura: quello di intrattenere il lettore. Negli ultimi dieci anni (se non di più) abbiamo avuto un proliferare di romanzi dal retrogusto filofrancese di storie vere vissute veramente per finta. I romanzi sociali sono diventati una moda e questi, uniti alle varie operazioni commerciali su calciatori, vip etc… hanno, secondo me, allontanato tantissimi lettori in questo decennio. Non dobbiamo mai dimenticarci che il lettore deve avere la possibilità di scegliere come evadere dal suo quotidiano, se noi dimentichiamo che la scrittura è ANCHE intrattenimento e gli sbattiamo in faccia una storia simile a una delle mille che ha già sentito alla radio, vista  in tv, letta sul giornale, gli precludiamo una via da percorrere e ce li perdiamo per strada quei lettori.

Non sono assolutamente contro il sociale, ma contro romanzi tutti uguali. Romanzi da titoli altisonanti e pomposi (es inventati “La geometria della neve d’inverno”, “L’ipotenusa delle sensazioni dimenticate”) che alla fine non danno nulla. Non sono contro il sociale ma come questo viene raccontato: scritture curate ma storie senza un briciolo di fantasia. Un esempio illustre di come le storie dovrebbero esser raccontate è Sicilian Ghost Story (so che è un film, ma secondo me lo scrittore contemporaneo dovrebbe avere una visione a 360 gradi di ciò che lo circonda, argomento lungo che ti eviterò).

Sicilian ghost story parte da un fatto realmente accaduto, ovvero il rapimento del giovanissimo Giuseppe di Matteo organizzato dalla mafia, unendovi però una storia d’amore dai tratti paranormal che lo rende un piccolo, grande gioiello di denuncia. Io non mi sento Calimero e non parlo per livore, conosco i miei limiti e so che non spopolerò mai, la mia non è neanche invidia perché del successo degli altri, che sia meritato o meno, non me ne può fregare una cippa. Io scrivo, mi piace scrivere e continuerò a scrivere. Quella che ti ho fatto è solo una mia analisi di questi ultimi dieci anni di editoria.»

 

E’ una specie di ossessione quella di inserire come sfondo ai tuoi lavori le fiabe del genere fantasy con le quali la nostra generazione è cresciuta o è soltanto una coincidenza?

«Per quanto riguarda il mio “stile” di scrittura mi piace utilizzare la dimensione onirica nei miei romanzi sempre in chiave differente (incubo, sogno lucido, premonitore, ricorrente etc…) e una favola che fa da sottofondo a tutta la narrazione (i miei non sono retelling, ma solo rimandi) sul primo c’era Alice, su questo che dovrà uscire ad aprile ci sarà OZ. Ho destato un po’ la tua curiosità? Che hai detto? Non ti sento.»

Fai lo spiritoso eh! Facciamo così, l’ultima domanda la voglio regalare a te, fabbrica tu una domanda per me.

 

 

Marco allora mi chiede: Perché, tra tanti, hai scelto di intervistare proprio me?

‘Oggi è una giornata speciale: ho attaccato un cavetto USB a prima botta’. Perché uno che mette post come questi su Fb, mi fa venire voglia di intervistarlo.

 

Fammi scrivere i link dei tuoi libri prima che mi dimentichi e sarebbe un vero peccato. (E tu non smettere mai di crederci).

A presto

 

ACQUISTO “DIETRO ANIME DI INCHIOSTRO”

 

TRAMA: Marco, aspirante scrittore frustrato e dalla fervida immaginazione, non riesce a portare a termine i suoi romanzi. Accanto a lui c’è Mike, protagonista di una storia lasciata in sospeso e che vorrebbe poter continuare a vivere tra le pagine. Poi c’è Michelle, ex fidanzata, la cui presenza si fa sentire quando Marco inizia a frequentare Alice, la ragazza che legge sempre lo stesso libro a parte l’ultima pagina. Ma Michelle sarà lei davvero, o sarà soltanto un sogno?

Attraverso riflessioni sul mondo del lavoro, sull’editoria e sulla devastazione che il terremoto ha creato nella città dell’Aquila, soffermandosi anche sulla situazione di due piccoli rom e del loro campo, Marco scoprirà che il blocco dello scrittore non è il suo unico problema. C’è qualcosa, nel suo passato, destinato a riemergere e a spingerlo a rimediare, per mettere a tacere il suo cervello inquieto e finalmente trovare pace.

 

BABILONIA EDIZIONI 

 

 

 

ACQUISTO PROJECT DIGITO ANIMA

 

TRAMA: Simone Baum lavora per la Eden inc., una multinazionale finanziatrice di un progetto sperimentale chiamato Resilience, in grado di far superare, tramite la fase onirica, i traumi che le persone hanno subito. La perdita di un caro amico e superiore, Adam, gli ha fatto perdere interesse in tutto ciò che lo circonda. Le sue giornate trascorrono tutte uguali fino a quando incontrerà Dahlia: la vittima di un efferato omicidio avvenuto nei suoi sogni. Starà a Simone, che nella dimensione onirica vestirà i panni del detective Liam, indagare sulla morte della ragazza.

Le cose si complicheranno quando, nella realtà, le cavie che si sono sottoposte all’esperimento cominceranno a suicidarsi una dopo l’altra. Indagando in prima persona su cosa cela in realtà il programma, Simone si renderà ben presto conto che sogno e realtà non sono due dimensioni così distanti fra di loro. In un’atmosfera permeata costantemente da una profonda oscurità ogni verità verrà pian piano a galla, anche quella più atroce di tutte.

 

I.D.E.A. IMMAGINA DI ESSERE ALTRO

 

 

 

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Marco Chiaravalle è stato intervistato da Cloe Marcian

www.cloemarcian.com

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