Recensione de “LA ROSA DELL’AMMIRAGLIO” di Chiara Mattozzi

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UNA CALDA GIORNATA ESTIVA, UN INCONTRO CHE CAMBIERA’ LA STORIA

– “Il mio nome è Gaio Plinio Secondo, il tuo?”
– “Salvia Rectina”

Genere: Narrativa
Editore: Albatros
Collana: Nuove Voci Chronos
Pagine: 460
Lingua: Italiano

Trama: Plinio il Vecchio e Rectina La rosa dell’ammiraglio racconta di un amore profondo e incondizionato, quello tra Plinio il Vecchio, scrittore, filosofo naturalista, avvocato e comandante militare vissuto tra gli anni Venti e Settanta d.C. e Rectina, sua coetanea, costretta da sua madre a sposare un uomo potente, crudele e privo di scrupoli. Un romanzo storico e non solo, frutto dell’intensa attività di ricerca di Chiara Mattozzi che con diversi mezzi a sua disposizione ricostruisce fatti realmente accaduti e ci conduce attraverso un viaggio lungo più di trent’anni alla scoperta delle tradizioni, della cultura e degli amori della Roma Imperiale.

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Se vi dicessi che ho partecipato ad un banchetto in una villa della Ercolano del 46 d.c., che ho bevuto mulsum sdraiata su di un triclinio e passeggiato lungo corridoi con pavimenti di mosaico e affreschi alle pareti, mi credereste? No. Gente di poca fede.

Ebbene vi consiglio di leggere il libro di Chiara Mattozzi ‘La Rosa dell’Ammiraglio’.

Sfogliando le pagine traspare tutta la passione dell’autrice per la storia antica ed è evidente la meticolosa attività di ricerca che va a ricostruire vicende realmente accadute. Al centro della storia c’è il profondo amore tra Gaio Plinio Secondo e Salvia Rectina.

Un’amore lungo una vita. Plinio avrebbe accettato volentieri di essere definito pazzo a causa dell’amore per lei. Non ci sarebbe stata follia più dolce per lui di quell’amore. Se fosse stato un veleno lui avrebbe continuato a prenderlo poiché senza sarebbe morto prima e più dolorosamente”

Un incontro fugace e uno sguardo rubato basteranno ad accendere una scintilla.

Plinio poteva vedere Rectina illuminata dalla luna. Lei sorrise dolcemente, le si avvicinò lentamente e la baciò”

Ma sarà il Fato, dopo tre anni da quel primo incontro, a far ritrovare nuovamente i due giovani. In occasione di una festa, infatti, Rectina si troverà di fronte, proprio in casa sua, il ragazzo che tante volte le era tornato in mente nonostante lo avesse visto una sola volta e per pochi minuti. E sarà proprio suo marito Tasco, individuo violento e disinteressato, a presentarglielo.

“Un marito potente e crudele”

Da quel momento comincerà una storia d’amore fuori dal comune, intensa e passionale, ma ricca di dolcezza e comprensione. Plinio – uomo di grande cultura nonché avvocato, scrittore, comandante di cavalleria, ammiraglio e consigliere dell’Imperatore – troverà in Rectina una donna particolare e forte, si potrebbe dire sopra le righe considerando gli standard dell’epoca. Dotata di grande sensibilità, lotta instancabilmente contro le ingiustizie mettendosi spesso dalla parte dei più deboli.

È facile simpatizzare con Rectina e Plinio, non solo per gli alti sentimenti che provano, ma anche perché l’autrice svolge un ottimo lavoro di introspezione dei suoi personaggi facendo venire fuori tutte le sfaccettature del loro essere. Con pazienza si prende il tempo di farceli conoscere nel profondo: avvertiremo la grande forza di Rectina ma anche la sua fragilità e ameremo il coraggio di Plinio, ma soprattutto la sua infinita dolcezza.

 

 

“Sono come un’anfora rotta che non ha più nessun valore”.  Più volte lui l’aveva paragonata ad una rosa, una bellissima rosa di un intenso rosso scuro dai petali delicati e vellutati; stava pensando a questo quando decise che da quel momento in poi Rectina sarebbe stata la sua rosa . “A cosa serviva essere un avvocato e ricevere tanti applausi nel foro se poi non riusciva a vincere la causa più importante della sua vita?”

Tante vicende e personaggi incrociano la vita dei due protagonisti che, a seconda delle azioni compiute, impareremo ad apprezzare o detestare.

 

Pagina dopo pagina la storia diventa una compagnia indispensabile. La scrittura è cosi precisa che riusciamo con facilità ad essere accompagnati in un’altra epoca e in altri luoghi che, seppur familiari, ci sembrano tanto lontani. La cosa sorprendente è vivere modi di fare e atteggiamenti molto distanti dai nostri, ma – allo stesso tempo – riconoscere in modo cristallino le singole emozioni che provano i protagonisti. Andando avanti nella lettura proviamo un misto di curiosità e stupore che rende il tutto un’esperienza molto piacevole. Alla Mattozzi scrivere viene naturale come respirare e il lettore se ne accorge eccome, nonostante sia un esordio.

 

Per Chiara Mattozzi scrivere è  un rituale, è convocare spiriti e rimanere in silenzio davanti ad una pagina bianca, in ascolto. È lasciare da parte la razionalità, almeno per un po’, permettendo a chi non c’è più di mostrarle qualcosa di sé, di raccontare la sua storia con tutte le sue luci e ombre.

La storia di Plinio e Rectina è frutto non solo di fatti storici comprovati, ma anche dell’ispirazione sensitiva e del tangibile intuito dell’autrice che – con grande delicatezza – riesce a farci toccare con mano un amore che forse la maggior parte di noi mai conoscerà nella vita. Ma con “La rosa dell’ammiraglio”, ora, lo possiamo immaginare.
E non è forse questo che chiediamo ad un libro?

 

Cloe Marcian

Simona Muzzica

 

 

L’AUTRICE

Chiara Mattozzi (Roma 12 Febbraio 2000) vive a Roma, è studentessa di lingue e scrittrice. Appassionata di storia antica e cultura celtica, ama la musica, i gatti, le rose e viaggiare. La città nella quale vive, i monumenti e la storia di cui è ricca hanno fatto nascere in lei la passione per epoche e mondi passati. Essendo sensitiva ama dare vita ai personaggi storici raccontandoli al di fuori delle biografie ufficiali e presentandoli come i libri di storia non hanno mai fatto. “La rosa dell’ammiraglio” è il suo primo libro.

 

“Scrivere per me non è un solo un hobby, non è qualcosa da fare quando ho tempo o non ho di meglio da fare e non è un lavoro anche se, in un certo senso è un dovere.
È lasciar perdere per un attimo i giudizi e il desiderio di capire e aprire la mente e l’anima a quei racconti che si credevano perduti. È viaggiare nel tempo accompagnata da chi ha vissuto in epoche diverse, non importa quanto lontane. È un atto di fede poiché a volte ciò che gli spiriti raccontano non è esattamente ciò che la Storia racconta, è ascoltare senza porre domande, fidarsi e lasciare che le loro parole diventino reali sulla carta. È permettere a chi non ha più una voce di ritrovarla.
Non scrivo per un pubblico, ma per coloro che mi chiedono di raccontare le loro storie.
Ogni racconto, ogni libro è per loro, è un dono che devo loro per la fiducia che hanno riposto in me e nella mia penna. Se poi queste storie verranno mai pubblicate o meno è un problema secondario, un’eventuale pubblicazione sarà un altro dono, quello di regalare il loro ricordo anche ad altri affinché non vengano dimenticati. È un modo per farli rivivere, per dar loro la possibilità di spiegare e raccontare ciò che non hanno potuto dire in vita forse perché non hanno voluto, forse perché sono morti troppo presto. È un servizio e un atto d’amore nei confronti di chi non c’è più, questo è per me scrivere, questa è la mia scrittura”.

 

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